La storia del Fifty
Ci sono motorini che hanno semplicemente accompagnato una generazione e altri che sono diventati parte della sua identità.
Il Malaguti Fifty appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Per oltre vent’anni è stato il sogno di migliaia di ragazzi, il simbolo dell’indipendenza, delle prime uscite con gli amici e di quell’età in cui un serbatoio pieno e una strada libera sembravano sufficienti per sentirsi padroni del mondo.
La sua linea inconfondibile, il telaio con il grande tubo centrale utilizzato come serbatoio, il cambio manuale e l’aspetto sempre più vicino a quello di una vera motocicletta gli valsero presto il titolo di “re dei tuboni”.
Il Fifty venne prodotto dalla Malaguti dal 1974 al 1997, dando vita a numerose versioni. Alcune furono modelli di grande diffusione, altre diventarono autentiche rarità oggi ricercatissime dai collezionisti.
Le origini: il Fifty GAM40 del 1974
La storia comincia nel 1974 nello stabilimento Malaguti di San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna.
Il primo modello fu il Fifty GAM40, conosciuto anche come “Fifty radiale”. La sigla GAM derivava dalle iniziali di Giulio e Antonino Malaguti, i fratelli che avevano fondato l’azienda nel 1930.
Il GAM40 era equipaggiato con il motore Franco Morini UC4, un propulsore a quattro rapporti che contribuì a rendere il Fifty molto più simile a una piccola motocicletta che a un semplice ciclomotore.
Nel corso della produzione furono realizzate tre serie principali:
- la prima, con cilindro in ghisa e bobina interna;
- la seconda, prodotta tra il 1975 e il 1978, con cilindro in alluminio e bobina esterna;
- la terza, del 1979, riconoscibile per i parafanghi verniciati e non più in acciaio cromato.
I primissimi esemplari presentavano anche una particolare anomalia: nel primo semestre di produzione mancava lo sfiato del serbatoio della benzina.
Immagine consigliata: fifty-bsf-nero-oro.png oppure una fotografia di un GAM40 originale.
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Uno dei primi Malaguti Fifty: il telaio tubolare e il cambio manuale ne definirono immediatamente il carattere.
HF Special e Black Special: il Fifty diventa sportivo

Tra il 1976 e il 1978 arrivò il Fifty HF Special, omologato GAM45.
Il telaio divenne più sportivo e il modello ricevette parafanghi in plastica, un impianto elettrico essenziale e un’impostazione più aggressiva rispetto al GAM40.
Alla fine degli anni Settanta debuttò anche uno dei Fifty più riconoscibili: il BSF, Black Special Fifty.
La sua livrea nera e oro era ispirata alla Lotus John Player Special di Formula 1. La dotazione comprendeva, a seconda della serie:
- freno a disco anteriore;
- sella singola in Alcantara;
- pompa del freno Grimeca o Magura;
- marmitta dalla particolare sezione squadrata;
- dettagli e cerchi color oro.
Il Black Special dimostrò che il Fifty non era più soltanto un mezzo di trasporto: stava diventando un vero oggetto di stile.
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Il Fifty Black Special, con la celebre livrea nero e oro ispirata al mondo delle competizioni.
La rivoluzione del 1982: nasce il Fifty TOP
Il 1982 segnò una svolta fondamentale.
Malaguti ridisegnò profondamente la struttura del Fifty, aumentando il diametro del tubo-serbatoio e introducendo per la prima volta il monoammortizzatore posteriore.
Nello stesso periodo arrivò una nuova generazione di modelli:
- Fifty RV;
- Fifty HF New;
- Fifty HF New Water;
- Fifty Full;
- Fifty Full CX;
- Fifty TOP.
Il vecchio motore Morini UC4 lasciò progressivamente spazio ai più moderni Morini T4 e TA. Le versioni HF New, Full e Full CX adottavano il raffreddamento ad aria, mentre HF New Water e TOP erano raffreddate a liquido.
Il Fifty TOP divenne il modello di riferimento della gamma. Aveva freno anteriore a disco, motore raffreddato a liquido e un’impostazione tecnica che lo avvicinava ancora di più a una vera moto.
Era moderno, prestazionale e immediatamente riconoscibile.
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Con il Fifty TOP arrivarono il monoammortizzatore posteriore e il raffreddamento a liquido.
I Fifty carenati degli anni Ottanta
Dal 1986 il Fifty cambiò nuovamente volto.
Comparvero le carenature, le accensioni elettroniche e i nuovi motori Franco Morini T4-GS e GSA. La ruota anteriore da 16 pollici contribuì a rendere il mezzo più compatto e sportivo.
Tra i modelli di questo periodo troviamo:
- Fifty HF 86 e 87;
- Fifty Full CX;
- Fifty TOP 86-88;
- Fifty Mistral;
- Fifty Premium.
Il TOP era ormai il modello più rappresentativo e quello che avrebbe riscosso il maggiore successo commerciale dell’intera famiglia Fifty.
Il Fifty Mistral
Nel 1988 Malaguti presentò una delle versioni più iconiche: il Fifty Mistral.
Era sostanzialmente un Fifty TOP bianco, arricchito dalla grafica del celebre marchio di abbigliamento e accessori dedicati al mondo del surf.
Le bande colorate, la carrozzeria bianca e l’immagine estiva trasformarono il Mistral in un modello immediatamente riconoscibile. Furono prodotte differenti grafiche tra il 1988 e il 1990.
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Didascalia:
Il Fifty Mistral: la carrozzeria bianca e le grafiche colorate ne fecero un’icona degli anni Ottanta.
Il fantasmagorico Fifty Premium
Nel 1987 Malaguti raggiunse il traguardo dei 500.000 ciclomotori prodotti.
Per celebrare l’evento realizzò il Fifty Premium, una serie limitata di soli 500 esemplari. Ogni mezzo era caratterizzato da una targhetta placcata oro applicata sul telaio e da un’esclusiva colorazione bianco perla. Il prezzo di vendita era di 2.215.000 lire.
Il Premium derivava dal Fifty TOP 1986, ma presentava finiture e dotazioni particolari:
- sella in vera pelle;
- strisce decorative verde e arancione;
- frecce;
- freno a disco anteriore;
- contagiri;
- raffreddamento a liquido;
- cerchi in lega.
La sua rarità gli è valsa il soprannome di “unicorno perlato”. Oggi è probabilmente il Fifty più difficile da trovare e uno dei più ambiti dai collezionisti.
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Il rarissimo Fifty Premium del 1987, prodotto in soli 500 esemplari per celebrare il mezzo milione di ciclomotori Malaguti.
Gli anni Novanta e il motore Franco Morini G30
Dal 1989 la normativa impose ai ciclomotori il cambio a tre marce.
Malaguti adottò quindi il motore Franco Morini G30, utilizzato con raffreddamento ad aria sul Full CX e a liquido sul TOP. Il motore era stato progettato in maniera intelligente: una flangia dietro al pignone permetteva di aggiungere successivamente l’ingranaggio della quarta marcia senza dover aprire completamente il blocco.
Quando la limitazione delle tre marce venne meno, il G30 tornò a essere proposto nella configurazione completa a quattro rapporti.
Fifty TOP 90-92: il più venduto
Il Fifty TOP 90-92 è indicato come il Fifty più venduto di sempre.
Aveva un aspetto più motociclistico, il freno anteriore a disco e il motore Franco Morini G30 raffreddato a liquido.
Le prime versioni del 1990 erano riconoscibili per:
- cornice sottosella nello stesso colore delle carene;
- frecce CEV più grandi;
- portapacchi in ferro.
Le colorazioni comprendevano nero, grigio, verde metallizzato, bianco Mistral e rosso pastello.
Il Fifty “Jova”
Nel 1993 il TOP ricevette una nuova grafica, tanto particolare da essere soprannominata “zebrata”.
La versione bordeaux con banda grigia divenne conosciuta anche come Fifty Jova, perché un Fifty con quella livrea apparve sulla copertina del singolo Sabato di Jovanotti.
Questo episodio dimostra quanto il Fifty fosse ormai entrato nella cultura popolare italiana, andando oltre il semplice settore motociclistico.
Fifty Evolution: il modello più visionario
Tra il 1991 e il 1992 Malaguti produsse il Fifty Evolution, uno dei modelli tecnicamente più originali.
Presentava:
- monoforcella anteriore;
- monobraccio posteriore;
- motore della famiglia Minarelli AM;
- cambio originariamente a tre rapporti;
- possibilità di installare un cambio a cinque marce;
- impianto frenante Magura.
Era un progetto futuristico e profondamente diverso dagli altri Fifty, tanto da sembrare quasi un prototipo destinato alla produzione.
Il Fifty TOP 94, il “bombato”
Nel 1994 arrivò l’ultima grande evoluzione del Fifty: il TOP 94-97, soprannominato “bombato”.
Il nuovo codone posteriore aveva linee più tonde e vicine a quelle degli scooter dell’epoca. Anche la mascherina, le prese d’aria e la strumentazione furono ridisegnate.
Le tre colorazioni principali erano:
- nero con banda viola;
- bordeaux con banda grigia e adesivi giallo fluorescente;
- grigio con banda gialla.
Il cruscotto comprendeva tachimetro, contagiri elettronico, spie e indicatore della riserva. Il motore Franco Morini tornò definitivamente a quattro marce.
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Didascalia:
Il Fifty TOP 94 “bombato”, ultima e più moderna evoluzione del celebre tubone Malaguti.
La fine della produzione
Nel 1997 la produzione del Malaguti Fifty terminò.
L’ultimo periodo vide anche la commercializzazione del Fifty UP, una versione più semplice ed economica, con motore raffreddato ad aria, freno anteriore a tamburo e strumentazione ridotta.
Dopo 23 anni, il re dei tuboni usciva di scena.
Ma non scompariva.
Oggi il Fifty continua a vivere nei garage, nei raduni e nelle collezioni. C’è chi conserva il proprio esemplare dai tempi dell’adolescenza, chi lo ha ricomprato dopo decenni e chi dedica anni alla ricerca del modello o del ricambio corretto.
Il Fifty non è soltanto un ciclomotore storico.
È il rumore di un motore a due tempi che riaccende ricordi, amicizie e sensazioni che sembravano dimenticate.
Dati tecnici indicativi del Fifty TOP
- Motore Franco Morini G30 monocilindrico a due tempi
- Cilindrata: 49,8 cm³
- Raffreddamento a liquido
- Carburatore Dell’Orto SHA 14/12
- Cambio sequenziale a quattro marce
- Accensione elettronica CDI
- Trasmissione finale a catena
- Telaio in tubo d’acciaio
- Freno anteriore a disco da 220 mm
- Freno posteriore a tamburo da 125 mm
- Peso a vuoto: circa 74 kg
- Serbatoio: 3,5 litri
I dati tecnici completi riportati nel documento si riferiscono al Malaguti Fifty TOP.